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1. Perchè usare misure fisiologiche nello studio dei fenomeni psi

Il primo metodo usato storicamente per lo studio dei fenomeni psi è consistito nell’osservazione diretta delle prestazioni di soggetti dotati, i quali erano in grado di produrre, spontaneamente o a volontà fenomeni inspiegabili e, tradizionalmente, classificati come telepatia, chiaroveggenza, precognizione o psicocinesi.
Più tardi all’osservazione si è affiancato un secondo metodo di indagine, che tentava di riprodurre in laboratorio i fenomeni spontanei: quindi ai soggetti si chiedeva di esporre informazioni che non avrebbero potuto possedere con mezzi “normali”, oppure di agire sull’ambiente fisico con mezzi non materiali. In entrambe queste fasi di ricerca si è constatato che l’inconscio sembra avere una parte assai importante nell’estrinsecazione dei fenomeni psi; e che, viceversa, il controllo razionale da parte del soggetto potrebbe inibire le sue facoltà, o distorcere il loro funzionamento.

Per questo motivo, in tempi abbastanza recenti, si è cominciato a svolgere indagini sperimentali e osservative, in cui il fenomeno psi non viene rilevato a partire da quello che il soggetto dice o fa, ma misurando le reazioni del suo corpo (cuore, cervello, pelle), che avvengono senza chiamare in causa il “censore” razionale. Le misure di cui parliamo si chiamano psicofisiologiche, in quanto, anche al di fuori dalla sperimentazione psi, oltre a essere indici di sanità o malattia degli organi che le generano, esprimono le reazioni del corpo a condizioni psicologiche, come l’eccitazione, l’ansia, la paura, la calma, il rilassamento. Se questo è vero per tutte le misure considerate, un discorso a parte merita il cervello. E’ infatti evidente che, parlando di conoscenze che il soggetto ottiene per via psi, o di azione “mentale”, il primo organo in cui si possono cercare i risvolti fisici della psi è proprio il cervello. Inoltre, ricordiamo che spesso l’interazione psi avviene in stati di coscienza diversi da quella normale, ad esempio in sogno, in estasi, in trance... E proprio l’elettroencefalogramma permette di caratterizzare in modo obiettivo questi stati.
Cominciamo quindi a vedere quali misure vengono usate nella ricerca psi e come sono definite. Poi passeremo alla descrizione degli esperimenti principali che sono stati fatti negli anni passati, e diremo qualcosa di più approfondito sugli esperimenti che abbiamo realizzato e che abbiamo pianificato per il futuro a Milano. L’ultima parte sarà dedicata all’esposizione di alcuni dei problemi riscontrati e delle prospettive di ricerca che intravediamo.

2.Tipi di misure utilizzate

2.1 Elettrocardiogramma
In molti studi non si usa l’apparecchiatura classica, con gli elettrodi sul torace, polsi o caviglie, ma uno strumento più semplice, chiamato pletismografo, il cui sensore si applica di solito all’estremità di un dito.
Il funzionamento si basa sul fatto che il battito cardiaco genera un’onda di pressione nel sangue, che si può avvertire tastando il polso, e che causa anche un aumento del volume di sangue nei tessuti periferici. E’ proprio questo aumento di volume che viene misurato dal pletismografo.
Un tipico apparecchio di questo tipo usa un effetto fotoelettrico, e quindi non ha bisogno di elettrodi applicati sulla pelle. C’è una sorgente di luce, che viene appoggiata su un polpastrello. La variazione del volume di sangue presente altera la quantità di luce che attraversa i tessuti, e viene misurata da una cellula fotoelettrica.
Un elettrocardiogramma è costituito dalla ripetizione di onde dalla forma caratteristica, che nel caso di un soggetto umano normale presentano un picco più elevato (battito) fra due minori.





Ciò che in pratica si considera è però il “tacogramma”, che rappresenta graficamente la velocità del battito cardiaco.





A sua volta, la velocità del battito è un’indicazione della frequenza cardiaca, cioè del numero di battiti del cuore al minuto: più veloce è il battito e maggiore è la frequenza.
In generale, in psicofisiologia si considera la variazione della frequenza cardiaca (Heart Rate Variation, HRV) una misura dell’eccitazione del soggetto, fermo restando che tale eccitazione può dipendere caso per caso da diverse cause psicologiche (concentrazione, paura, fatica, stress in generale, ecc.) o fisiche, ad esempio dal ritmo respiratorio.

2.2 Attività elettrica della pelle
L’attività elettrica della pelle (EDA, ElectroDermal Activity) è stata usata nello studio dei fenomeni psi dal 1970.
Ci sono due fenomeni alla base dell’EDA. Uno è il potenziale elettrico della pelle, dovuto alla sua attività propria, senza che venga applicato alcuna corrente. L’altro è quello in cui si applica una corrente e si osserva la modifica delle proprietà della pelle: il potenziale della corrente è costante, ma il suo flusso varia nel tempo.
In ogni caso, la variazione delle proprietà elettriche della pelle, che portano alla variazione nel tempo delle misure, sono correlate certamente all’attività delle ghiandole sudorifere, che a loro volta è legata allo stato emozionale del soggetto.
La misura più usata è quella della conduttanza. Si osservano due caratteristiche: l’attività fasica e quella tonica. La componente tonica ha una certa continuità nel tempo, si chiama anche livello di conduttanza della pelle (SCL) ed è correlato allo stato di eccitazione generale di una persona.
Un valore fasico, invece, rappresenta il cambiamento della conduttanza della pelle in un tempo breve, causato dalla risposta a uno stimolo. In questo caso la conduttanza sale per un certo periodo e poi torna gradualmente al suo valore normale.
Gli elettrodi si applicano su un piede o più spesso su una mano; si possono usare le falangi medie di indice e medio, oppure la base del pollice e la parte del palmo vicino al mignolo. Non dovrebbero muoversi, in quanto ogni variazione di pressione fra elettrodo e pelle può creare dei falsi segnali.

2.3 Elettroencefalogramma
Lo studio dei campi elettrici del cervello è stato introdotto da Berger nel 1929 e si chiama elettroencefalogramma. Esso avviene attraverso l’applicazione di uno o più elettrodi sul cranio. Si possono utilizzare due montaggi diversi: monopolare, con un elettrodo di riferimento in un punto neutro (ad es. il lobo dell’orecchio), che mette in evidenza il livello assoluto di attività del sito sotto gli elettrodi non di riferimento; oppure bipolare, in cui entrambi gli elettrodi sono sul sito attivo e si registra la differenza della loro attività.

Attraverso l’EEG si considerano diverse misure:

  • una prima misura è relativa allo studio delle frequenze in cui si concentra l’attività cerebrale, in tutto il cervello o soltanto in alcune zone caratterizzate da certi elettrodi. Questo tipo di studio, per quanto ci interessa qui, è soprattutto importante per gli stati alterati di coscienza (ipnosi, sonno, estasi, trance...). I principali tipi di onde sono:
    • delta (meno di 4 Hz)
    • theta (4-7 Hz)
    • alfa (8-13 Hz)
    • beta (14-30 Hz)

Come già osservato, le onde alfa sono tipiche del rilassamento leggero; le beta della veglia normale, le altre si osservano in stati particolari.

  • Inoltre sono state studiate le connessioni fra diversi tipi di attività mentale e l’aumento dell’attività elettrica in certe aree del cervello, il che ha contribuito ad associare le funzioni cerebrali con le parti del cervello ad esse preposte. Questo tipo di ricerca è importante sia per la comprensione del cervello in generale, sia per scopi clinici, in quanto permette di associare sintomi specifici a problemi localizzati. Sempre dal punto di vista clinico, si studiano le cosiddette “scariche”, che sono attività transitorie di alta intensità, connesse con diverse patologie neurologiche, come ad esempio l’epilessia.
  • Infine, si considerano i cosiddetti “potenziali evocati”, che sono connessi alla somministrazione di stimoli ben determinati. Ad esempio, dopo aver fatto rilassare il soggetto, gli si somministra una serie di lampi luminosi, oppure di brevi suoni. Se si osservano le onde cerebrali per ogni stimolo, non si nota un’attività ben determinata, in quanto il rumore dei tracciati copre facilmente l’onda caratteristica generata dallo stimolo. Tuttavia, se si effettua la media di un certo numero di onde in corrispondenza dei vari stimoli, il rumore si ripulisce e si vede una risposta ben determinata, cui si dà il nome di potenziale evocato o di potenziale evento-relato (ERP)






Se i dati da rilevare devono essere molto precisi, può essere consigliabile lavorare all’interno di una camera di Faraday, per evitare che l’attività EEG venga contaminata da corrente parassita, quale ad esempio la corrente di rete.


2.4 Altri dati fisiologici cerebrali

In questa sessione passo rapidamente in rivista altri metodi non invasivi utilizzati per misurare l’attività del cervello. In realtà la loro applicazione allo studio dei fenomeni psi è assai più ridotta, probabilmente perchè si tratta di sistemi più costosi e meno diffusi rispetto agli apparecchi per l’EEG.
Magneto-encefalogrammi (MEG)
In questo caso, invece degli elettrodi, si usano dei rivelatori di campi magnetici, chiamati SQUID. Non sempre è chiaro come interpretare i dati MEG, questo sistema però ha il vantaggio che, a differenza dell’EEG, il segnale non viene distorto dal passaggio attraverso il cranio.
Tomografia a emissione di positroni (PET)
Senza entrare nei dettagli, diciamo che questo metodo permette di individuare le zone del cervello che richiamano più sangue e che, quindi, sono più attive durante lo svolgimento dei compiti previsti negli esperimenti.
Risonanza magnetica (MRI)
Attraverso un principio fisico piuttosto complicato, questo metodo permette di preparare delle immagini del cervello, nelle quali si può evidenziare la concentrazione di vari elementi, ad esempio ossigeno. Questo, a sua volta, è connesso alla concentrazione di sangue e quindi all’attività delle varie zone del cervello. La risoluzione spaziale del metodo è di 1-2 mm. A differenza di MEG e PET, questo sistema è stato usato in alcuni studi parapsicologici.

3 Esperimenti nei quali sono state utilizzate


3.1 Studio della precognizione

In generale, in questo tipo di studi, si utilizza una misura fisiologica che si sa essere influenzata da un certo tipo di stimolo, e si controlla se il suo valore varia anche subito prima della somministrazione dello stimolo stesso.
Un metodo tipico consiste nella somministrazione di una serie di immagini, neutre o emozionanti, in successione casuale. Si misura continuamente l’attività elettrica della pelle e si osserva che, dopo la somministrazione di immagini calme si hanno piccole variazioni, mentre dopo quella di immagini emozionanti, si ha un picco pronunciato di attività. Fin qui non c’è nulla di paranormale. Tuttavia, si osserva che ci sono piccole variazioni anche prima della somministrazione delle immagini, nel senso che i valori dell’EDA sono più alti prima delle immagini emozionanti, rispetto ai loro valori prima delle immagini calme. (Bierman, Radin 1997).





Più in dettaglio, un esperimento di questo genere comprende: un periodo di qualche secondo in cui il partecipante osserva lo schermo di un PC senza immagini, un periodo di qualche secondo in cui gli viene mostrata l’immagine e un periodo di qualche secondo di rilassamento. Questo insieme, che si chiama “trial” viene ripetuto un certo numero di volte (ad esempio 30) per ogni partecipante. Le immagini vengono scelte casualmente dal software, da due insiemi, uno di immagini neutre e uno di immagini emotive. Il numero di secondi di ogni periodo, il numero di trial di ogni esperimento e il rapporto tra numero di immagini neutre e emozionanti mostrato in totale possono variare da un esperimento all’altro.




Inoltre a volte si usano insiemi di immagini diversi per partecipanti di sesso maschile e femminile: per gli uomini si usano immagini erotiche, per le donne spaventose o ripugnanti. A volte in questo tipo di esperimenti si misurano diverse variabili insieme; ad esempio Radin 1997, ha misurato frequenza cardiaca, attività elettrica della pelle e volume del sangue (misurato dallo stesso pletismografo che dava la frequenza cardiaca), ottenendo differenze significative tra le immagini calme e emozionanti un secondo prima della loro presentazione.
Numerose discussioni e critiche a questo tipo di esperimenti si sono concentrate sulla scelta delle immagini, in quanto può non essere affatto ovvio ciò che si intende per “neutro” o “emozionante” da parte di soggetti diversi. In particolare Spottiswoode e May 2003, dopo una serie di considerazioni teoriche, hanno sostituito uno stimolo sonoro (1 secondo di rumore bianco a 97 decibel) alle immagini. Ovviamente, essendo gli stimoli tutti uguali, in questo caso è necessario modificare i tempi fra uno stimolo e l’altro, altrimenti il soggetto saprebbe quando aspettarsi il rumore. Osserviamo che se si usa un suono, questo deve essere abbastanza fastidioso per il soggetto, altrimenti non sarebbe motivato a “presentirlo”. Questa è un’osservazione generale, che segue anche dal nostro lavoro preliminare.
Lo schema sperimentale che si adotta è il seguente:





Un ragionamento diverso hanno seguito Warren e al. 1992. Essi hanno utilizzato un singolo soggetto sensitivo, che aveva il compito di individuare, fra quattro immagini, quale era stata scelta da un sistema computerizzato. In altri casi, la selezione avveniva dopo la scelta del sensitivo. Si tratta quindi, a rigore, di un esperimento sia di chiaroveggenza sia di precognizione. Lo studio è stato effettuato misurando i potenziali evocati in diverse posizioni del cranio, e confrontando i loro valori quando il soggetto indovinava e quando sbagliava. Nota importante: le quattro immagini tra cui scegliere venivano presentate una dopo l’altra; quindi il confronto degli ERP non viene fatto considerando se il soggetto indovina, ma considerando quale delle quattro immagini è realmente il bersaglio. Quindi si misura se anche inconsciamente lo riconosce. Si è trovata una differenza significativa nei potenziali dell’emisfero destro nelle posizioni frontali, centrali, antero-temporali e postero-temporali, ma non occipitali (queste posizioni sono definite dagli standard internazionali per gli EEG, alcune di esse sono indicate dai circolini nella figura seguente). Secondo gli autori, nessuna di queste differenze si può considerare così profonda da indicare una nuova sorgente cognitiva, piuttosto di un’elaborazione dell’informazione psi. Sia la lateralità destra che la posizione temporale anteriore sono già state associate a compiti psi anche da altri autori.





In tempi più recenti, un esperimento di questo tipo è stato replicato da un’equipe italiana (Sartori e altri 2004) usando come misura la frequenza cardiaca invece dei potenziali evocati. I risultati sono significativi sia negli esperimenti di tipo chiaroveggente sia in quelli di tipo precognitivo.

3.2 Studio della telepatia

In questo campo sono stati fatti studi di vario genere; in alcuni casi, soprattutto nei primi esperimenti, si cercava di capire se, durante le prove di telepatia portate a termine con successo, il cervello del sensitivo “funzionasse” in modo diverso da quanto avviene normalmente, o, comunque nei casi in cui non indovinava il bersaglio. In tempi più recenti, invece, si sono usate le misure fisiologiche per rilevare direttamente una forma di sincronizzazione non mediata dai sensi tra l’organismo di due persone, indipendentemente da eventuali trasferimenti di informazioni che avvengono o meno a livello conscio.
McDonough e al. 1989 hanno utilizzato un soggetto dotato come sensitivo, in un esperimento che consisteva nel prefissare una carta da gioco come bersaglio, poi nel far girare le carte di un mazzo una per volta da uno sperimentatore. Il soggetto in un’altra stanza doveva dire quando veniva scoperta la carta bersaglio. In questo modo si sperimentava la telepatia; se invece la carta non veniva voltata, ma semplicemente spostata sul tavolo senza girarla, si ipotizzava un effetto chiaroveggente. Ad ogni modo il soggetto aveva applicati 12 elettrodi EEG. Si sono considerate le bande Delta (1-3 Hz), Theta (4-7 Hz), Alfa (8-13 Hz), le beta divise in sottogruppi beta I (14-24 Hz), beta II (25-34 Hz), “40 Hz” (35-45 Hz), beta III (46-62 Hz). Si è osservato un eccesso di potenza nella banda tetha per i bersagli indovinati. Non è stata invece confermato un eccesso di attività dalla parte destra per questo tipo di frequenza. E’ stato tuttavia osservato un eccesso di attività a destra nel range beta. In questo esperimento, inoltre, il range alfa sembra inibire la manifestazione psi. Da notare, infine, che i risultati dell’esperimento, quanto a manifestazione di telepatia o chiaroveggenza, non sono stati significativi.
Per quanto riguarda il secondo tipo di studi, siccome abbiamo effettuato anche noi una serie di esperimenti di questo tipo, ne parlo più avanti.

3.3 Studio dell’influenza mentale diretta (DMILS)

Si intende con questo termine la capacità di influenzare un’altra persona, senza interagire in alcun modo con essa, ma semplicemente usando la propria intenzione. Si sa che diverse pratiche mentali possono avere un’influenza somatica, anche importante, su chi le effettua o le subisce, ad esempio l’ipnosi, il training autogeno, la meditazione, il placebo, ecc. Gli esperimenti DMILS cercano di capire se questi effetti si possono estendere anche al di fuori del corpo di chi ne è direttamente toccato, raggiungendo altri esseri viventi. Per quanto gli obiettivi di tali azioni possano essere i più disparati (anche animali, piante o colture di cellule), nelle presenti considerazioni ci limitiamo ai casi in cui i “bersagli” sono esseri umani.
Braud e Schlitz (1991) hanno passato in rassegna diversi risultati, legati a indagini pluriennali. In questi esperimenti in genere si utilizza un certo numero di periodi in cui un soggetto cerca di influenzare il bersaglio, inframmezzato a caso da altri periodi in cui non esercita nessun tentativo di farlo. Ad esempio, ci possono essere 10 periodi di 30 secondi di influenza e altri 10 di ugual durata di non influenza. L’influenza può consistere nel tentativo di rilassare il bersaglio, oppure di eccitarlo, oppure i due tipi di influenza possono venire usati, mischiati a caso. Il “bersaglio” può venire monitorato usando diversi metodi, a noi qui interessano ovviamente quelli di tipo psicofisiologico, fra cui il più diffuso utilizza l’attività elettrica della pelle. Nella serie di esperimenti di cui stiamo parlando, è stata usata la componente fasica della resistenza elettrica della pelle, con un sistema che poteva correggere il livello di baseline per soggetti diversi o per cambiamenti lenti nello stesso soggetto. Il numero e l’ampiezza degli episodi di variazione spontanea della resistenza è stato considerato indice dell’eccitazione. Sono state effettuate diverse variazioni su questo tema, ad esempio chiedendo alla persona non di influenzare il bersaglio, ma solo di concentrarsi su di lui; dandole o meno un feedback visivo in tempo reale dell’attività elettrica del bersaglio, ecc.






3.4 Studio dell’OBE o di stati alterati di coscienza connessi con fenomeni psi

Intendiamo per OBE un’esperienza in cui una persona ha l’impressione di essere sveglia e di vedere il suo corpo e il mondo circostante da una posizione esterna al capo. Il senso di unità spaziale tra il sè e il corpo fisico è sospeso, il sè sembra risiedere esternamente (a volte in un altro corpo), e la prospettiva visuale e sensoriale egocentrica è alterata. Resta invece, in generale, la sensazione di essere il principio attivo delle proprie azioni.
Osserviamo anche che, quando parliamo di “coscienza” indichiamo una realtà che ha molti aspetti diversi, fra cui: la memoria autobiografica, il concetto di se stessi; la sensazione di trovarsi un determinato punto dello spazio, l’esperienza di percepire il mondo da una prospettiva visuale e sensoriale egocentrica, la sensazione di essere il principio attivo delle proprie azioni. Quando parliamo di “coscienza fuori dal corpo” nelle OBE, in realtà ci concentriamo sugli ultimi tre aspetti citati.
E’ particolarmente interessante comprendere i meccanismi attraverso cui il cervello genera la sensazione anomale del sè durante le OBE, in quanto queste non si riscontrano solo fra pazienti schizofrenici o epilettici. Circa il 10% della popolazione che non presenta evidenti patologie neurologiche in atto e di culture diverse, ha avuto esperienza di OBE almeno una o due volte nella vita, secondo diverse indagini su vasti campioni.
McCreery e Claridge 1996 hanno impiegato un gruppo di 20 soggetti che avevano avuto episodi di OBE, e altri 20 che non ne avevano mai avuti. Durante tentativi di indurre l’OBE in laboratorio, attraverso un periodo di meditazione, i soggetti che ne avevano già avute hanno mostrato: 1) una dissociazione significativa tra la frequenza mediana dei due emisferi, 2) una loro correlazione, soprattutto nelle bande alfa e beta, 3) una dissociazione, per quanto non significativa, tra sistema nervoso centrale, misurato dall’EEG e sistema nervoso autonomo misurato dalla resistenza elettrica della pelle.




Il nostro progetto di ricerca sull’OBE.

Studio esplorativo di due soggetti che da tempo praticano tecniche per stimolare l’OBE volontariamente. Passano dal sonno all’OBE o al sogno lucido.
Fasi previste:

  • anamnesi psicologica
  • monitoraggio di 4 canali EEG, EDA, ECG e movimenti oculari durante i tentativi di raggiungere l’OBE
  • tentativo di individuare cambiamenti di stato fisiologici che evidenzino il momento di ingresso nell’OBE Noi proponiamo una ricerca relativamente semplice dal punto di vista strumentale, basata sul lavoro di McCreery e Claridge (1996 a,b) che, a nostro avviso, può costituire un validissimo punto di partenza.

Gli esperimenti dovrebbero rispondere a questa domanda: misure psicofisiologiche possono evidenziare il cambiamento da un qualunque stato della coscienza alla sensazione soggettiva di uscita dal corpo?
Gli esperimenti verranno condotti con due soggetti che riferiscono una certa frequenza di sogni lucidi e OBE.
Durante gli esperimenti saranno monitorati continuamente: 2 elettrodi EEG, elettrocardiogramma, resistenza elettrica della pelle. Sarebbe utile misurare anche i movimenti oculari, proprio in quanto i nostri soggetti affermano di poter passare alla OBE dal sonno e non dallo stato di veglia più o meno rilassata. Sarebbe quindi importante avere un riscontro oggettivo dell’inizio della fase di sogno.
Mettendo in relazione il resoconto dei soggetti a fine sessione con i dati registrati, si cercherà di evidenziare se le sessioni in cui si è presentata una OBE mostrano particolari configurazioni fisiologiche. Lo stesso si farà per stati mentali meno rari, come il sogno lucido e il sogno normale.
Poichè consideriamo questa una fase esplorativa, diversi parametri sperimentali dovranno essere variati, al fine di trovare le configurazioni più idonee per studiare il fenomeno.
Ad esempio, proveremo a montare gli elettrodi in posizioni diverse.
Nel caso si riesca a trovare una configurazione fisiologica distintiva degli stati che interessano, si studierà il modo di applicarla a un sistema di biofeedback (seconda fase sperimentale).


4 Esposizione dei nostri esperimenti preliminari


Nel caso di fenomeni telepatici, alcuni ricercatori hanno riportato fenomeni di sincronizzazione dell ’andamento delle variabili fisiologiche considerate, (in particolare dell’EEG), fra due soggetti che non hanno modo di comunicare per via sensoriale.
L’obiettivo generale della nostra ricerca è quella di approfondire le ricerche in questa direzione attraverso apparecchiature specifiche, i relativi software e sotto le opportune condizioni sperimentali in laboratorio.




Apparecchiatura e metodo.


Per le esperienze in oggetto, uno di noi (WG) ha realizzato una coppia di apparecchiature, collegate ad uno stesso personal computer, e in grado di rilevare:

  • l’attività elettroencefalografica con 4 elettrodi
  • l’attività cardiaca, con un sensore fotopletismografico sul dito
  • la resistenza elettrica della pelle, con due elettrodi sulle dita
  • il rumore d’ambiente (per controllo di eventuali artefatti) Ha inoltre sviluppato il software necessario per raccogliere i dati in contemporanea fra i due soggetti. Le due apparecchiature garantiscono un completo isolamento elettrico fra i due soggetti.

Il procedimento messo a punto per gli esperimenti prevede che vengano impiegati due soggetti, entrambi collegati alle apparecchiature, e posti in condizioni di isolamento sensoriale reciproco.
Ad uno dei due, tramite il computer, viene mostrata una sequenza di 30 fotografie, circa 15 di tipo “calmo” e circa 15 di tipo “emozionale”, in ordine casuale; ogni fotografia è preceduta da un periodo di schermo nero e un periodo di pre-stimolo nel quale appare un punto bianco.
Piu’ precisamente, ogni singolo “trial” e’ costituito da 4 secondi di schermo nero, 4 secondi di pre-stimolo (punto bianco al centro schermo), 4 secondi di immagine, e 8 secondi di schermo nero, per un totale di 20 secondi circa di dati. Poi segue un periodo casuale di 0-4 secondi ed infine ricomincia un altro trial, per 30 volte.
Il secondo soggetto resta invece sempre in una situazione di rilassamento, in silenzio e ad occhi chiusi. Al soggetto che vede le immagini viene dato semplicemente il compito di osservare le immagini, senza tentare di “mandarle” mentalmente all’altro, o di fare qualsiasi azione particolare. Il “ricevente” invece viene istruito di stare semplicemente tranquillo, rilassato, ad occhi chiusi, senza alcun sforzo di visualizzare immagini o indovinare alcunché.
L’esperienza permette di realizzare contemporaneamente sia la misura di interazione psi di tipo precognitivo (relativa al solo soggetto che vede le fotografie), sia di tipo telepatico, confrontando le misure dei due soggetti.





Durante la fase di discussione preliminare ci si è chiesti quale sia il modo più corretto per ottenere un insieme di stimoli effettivamente “calmi” e “emozionali”, dato che la valutazione potrebbe essere soggettiva. Si è proposto che, allo scopo, possa essere utile una valutazione psicologica dei soggetti prima dell’esperimento, oppure l’utilizzo di un insieme di foto rappresentative di ogni categoria, sulla base della quale tarare le risposte di ogni soggetto.
Comunque i dati di letteratura indicano che sono state usate foto di paesaggi come immagini “calme” e foto con immagini di orrore, fobiche o violente e specificamente per i maschi, immagini di tipo “sexy” che hanno fornito risultati migliori rispetto a quelle violente. Al momento abbiamo seguito queste indicazioni.

Prove preliminari effettuate

Le registrazioni sono state raccolte in tutti i casi in doppio, cioe’ una volta con un soggetto che vedeva le immagini (per brevità “trasmittente”) e l’altro in quiete (per brevità “ricevente”), e subito dopo scambiando i ruoli. In un caso si sono registrati i dati anche con tutti e due i soggetti in quiete ad occhi chiusi, per verificare che non ci fosse un “collegamento” anche in questo caso, ed effettivamente si è constatato che non c’era nessuna correlazione tra i due soggetti.
In ogni modo, a causa delle considerazioni sperimentali non sempre ottimali, abbiamo potuto considerare validi in tutto soltanto 17 esperimenti.

    Abbiamo considerato:

    • la sincronizzazione tra i due cardiogrammi
    • la corrispondenza tra alcuni “potenziali evocati” dei due soggetti
    • l’incremento della Attivita’ Cutanea (attivita’ fasica) nel soggetto percipiente in corrispondenza della somministrazione dello stimolo visivo al primo soggetto. Per quanto riguarda il primo punto, più in dettaglio, si sono calcolati i tacogrammi (variazione del tempo interbattito) medi sulle 30 immagini presentate per i due soggetti. Per quanto riguarda il secondo punto, ricordiamo che i più comuni potenziali evocati sono costituiti dai Potenziali Evocati Auditivi e Visivi. Per evidenziarli è necessario effettuare la media di un elevato numero di registrazioni EEG in un intervallo di tempo sincrono con lo stimolo (uditivo o visivo), in modo che il rumore di fondo si appiattisca statisticamente, lasciando emergere il Potenziale Evocato, cioe’ la risposta EEG specifica a quello stimolo. Questa tecnica si chiama “averaging”.

Esiste per ò anche un potenziale evocato che considera come stimolo l’attività cardiaca stessa del soggetto. In questo caso, si puo’ dimostrare che esiste uno specifico riflesso della attività cardiaca nel tracciato EEG. Esso viene evidenziato con la stessa tecnica di averaging degli altri potenziali evocati.
Chiameremo Potenziale Evocato EKG-EEG tale fenomeno.
I primi dati raccolti hanno mostrato, oltre all’atteso potenziale evocato EKG-EEG di ciascun soggetto, anche un Potenziale Evocato EKG-EEG di un soggetto coi dati del cuore dell’altro.
Tuttavia questo risultato non è stato confermato proseguendo con la sperimentazione.

E’ importante ribadire che si tratta di una ricerca ancora esplorativa: abbiamo lavorato in vari ambienti, a volte piuttosto disturbati; le coppie sono state scelte spesso a caso; non ci si è concentrati abbastanza sulla preparazione dei soggetti dal punto di vista emotivo.
In effetti i dati raccolti non sembrano mostrare effetti significativi. Abbiamo l’impressione che bisognerebbe usare stimoli più forti (piccole scosse elettriche, rumori sgradevoli, ecc.). Questo è confermato anche da altri ricercatori che hanno fatto esperimenti simili ai nostri.
Cito come conclusione un recente esperimento di Vassy 2004, che ha usato come stimolo una debole scossa elettrica, con il seguente schema sperimentale:







In una prima serie di esperimenti i dati hanno dimostrato un effetto significativo, che però non è stato replicato in una seconda serie.

In conclusione, vorrei sottolineare da una parte il grande interesse di questo tipo di studi, che si stanno diffondendo nei laboratori di tutto il mondo. Dall’altra, però, il fatto che anche usando i dati fisiologici non è facile arrivare a risultati certi e incontrovertibili: abbiamo ancora una lunga strada davanti a noi!


Elenco dei principali articoli citati

Schmidt S., Walach H., 2000, Electrodermal Activity (EDA) – state of the art measurement and techniques for parapsychological purposes – Journal of Parapsychology vol. 64, pp. 139-163

Bierman D., Radin D. 1997, Anomalous anticipatory response on rndomized future conditions, Perceptual and Motor Skills, vol. 84 pp. 689-690

Radin D., Unconscious perception of future emotions: an experiment in presentiment, JSE 11, pp. 163-180.

Spottiswoode S.J.P., May E.C. 2003, Skin conductance prestimulus response: analyses, artifacts and pilot studies, JSE 17, pp.617-641

Braud W.G., Schlitz M. J. 1991, Conscious interactions with remote biological systems: anomalous intentionality effects, Subtle Energies, Vol. 2, pp. 1-46.

Wackermann J. 1999, Characterization of states of consciousness based on global descriptors of brain electrical dynamics, Journal of Parapsychology, Vol. 63, pp. 143-161

Warren C. A., McDonough B. E., Don N. S. 1992, Event-related Brain Potential changes in a psi task, Journal of Parapsychology, Vol. 56, pp. 1-30

McDonough B. E., Warren C. A., Don N. S., 1989, EEG analysis of a fortuitous event observed during the psi testing of a selected subject, Journal of Parapsychology, Vol. 53, pp. 181-201


McDonough B. E., Don N. S., Warren C. A., 2002, Differential Event-related potentials to targets and decoys in a guessing task, JSE, vol. 16, pp. 187-206

McCreery C., Claridge G, 1996a, A study of hallucination in normal subjects – I self-report data, Person. Individ. Diff., vol 21 pp. 739-747


McCreery C., Claridge G, 1996b, A study of hallucination in normal subjects – II elsctrophysiological data, Person. Individ. Diff., vol 21 pp. 749-758

Sartori L., Massacessi S., Martinelli M., Tressoldi P., Physiological correlates of esp: heart rate differences between targets and nontargets, Journal of Parapsychology, Vol. 68, pp. 351-360

Vassy Z., A study of telepathy by classical conditioning, Journal of Parapsychology, Vol. 68, pp. 323-350